COVID-19 E IMMERSIONI

L’avvento inaspettato del COVID-19 ha sconvolto la vita di tutti i giorni così come la conoscevamo, provocando danni ingenti alla maggior parte degli ambiti: economia, sanità, politica, turismo e, ultimo ma non meno colpito, lo sport. All’interno di quest’ultimo, sono state soprattutto due le discipline che hanno risentito maggiormente dell’influenza del COVID-19, non solo da un punto di vista economico ma anche semplicemente da un punto di vista pratico, in quanto entrambe si basano prettamente sull’utilizzo e il controllo della respirazione: l’APNEA e la SUBACQUEA.

È stato, infatti, osservato che i soggetti che guariscono da COVID-19 potrebbero comunque presentare, nel lungo periodo, lesioni all’apparato polmonare e cardiovascolare, così come era già accaduto per i sopravvissuti alla SARS e alla MERS, malattie respiratorie con sintomi analoghi al COVID-19. Alcuni di questi danni possono guarire gradualmente fino a scomparire, ma in alcuni pazienti possono provocare una condizione di insufficienza respiratoria cronica. Per questo motivo è importante approfondire la risposta alle immersioni dei soggetti.

Attualmente esistono linee di guida e indicazioni emanate su indicazione di specialisti dall’ European Commitee for Hyperbaric Medicine (ECHM) e dalla Società Italiana di medicina subacquea e (SIMSI), ma nessuna indicazione è supportata da studi scientifici e dati oggettivi.